Il Leonardino: L’enigma del “Paesaggio 8P”

Photo Credit – Cristian Gennari

di Costantino D’Orazio, Giornalista e Storico dell’Arte

Viaggiatore instancabile, artista apolide, impaziente esploratore di città, valli e montagne, Leonardo percorre gran parte del Nord Italia fino a raggiungere la Francia, ma non dimenticherà mai la sua terra d’origine: Vinci, il suo paese natale, e Anchiano, la frazione che l’ha adottato nei primi anni di vita. Questi luoghi sono spesso presenti nei disegni e nei progetti, oltre che nello sfondo dei dipinti. Nel foglio, oggi conservato presso
il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi con la sigla “8P”, Leonardo ha delineato a inchiostro una veduta calcando
un appunto a matita tracciato sul posto. L’ipotesi che si tratti di un disegno «dal vero» nasce dalla presenza di una scritta vergata dall’artista da destra verso sinistra:
«dì di Santa Maria della neve / addì 5 d’aghosto 1473».

Leonardo frequenta spesso il paese natale di Vinci, soprattutto negli anni della giovinezza, prima di partire alla volta di Milano. Molti sono i motivi che lo legano al borgo toscano: la presenza della casa del nonno e, soprattutto, la dimora della madre Caterina, nella frazione di Anchiano, a pochi chilometri dal cuore del paese. È lì che la donna vive con il marito Antonio di Pietro del Vacca, noto in zona come l’Attaccabriga.

Sul verso del foglio, dietro il paesaggio degli Uffizi, Leonardo ha scritto una frase che non corrisponde ad alcuna delle immagini che lo accompagnano. Accanto al profilo di una collina, sopra l’abbozzo di alcuni alberelli e sulla testa di due figurine appena accennate, si legge: «Io Morando dantonio sono chontento».

Chi è l’Antonio presso il quale l’artista, allora appena ventenne, passa del tempo in serenità? Non ne abbiamo alcuna certezza, ma potrebbe trattarsi proprio del compagno della madre, se è vero, come concordano tutti gli studiosi, che il disegno descrive un paesaggio nei dintorni di Vinci. Leonardo è solito appuntare i suoi stati d’animo, emozioni improvvise, frasi che funzionano come un diario casuale e distratto. Deve essergli sembrato proprio curioso essere «chontento» a casa di Antonio, un uomo noto per gli scatti d’umore, che però l’aveva accudito nei suoi primi cinque anni di vita.

Nessuno potrà dirci se quella frase sia stata scritta dal pittore nello stesso momento in cui ha realizzato il disegno, ma il riferimento all’Attaccabriga combacia alla perfezione con l’idea che il paesaggio sia stato abbozzato durante una passeggiata fatta dal giovane artista proprio il 5 agosto 1473.

È estate, non c’è alcun motivo per rimanere a Firenze. Leonardo è in visita a Vinci e da qui parte per recarsi dove molti suoi compaesani usano andare in quella giornata: a Montevettolini, che si raggiunge ancora oggi da Vinci attraverso un percorso agevole di tre ore lungo le pendici del Montalbano, nel Quattrocento esiste già un piccolo oratorio dedicato alla Madonna della Neve. È lì che Leonardo passa quel giorno, godendosi la frescura della collina e partecipando con la gente del posto alle cerimonie che ricordano il miracolo della neve d’Agosto.

È lì che il 5 agosto 1473 Leonardo si raduna con gli abitanti del luogo per commemorare il miracolo della nevicata estiva, ma soprattutto per godere della vista della Valdinievole, con il padule di Fucecchio in lontananza.
A un chilometro circa dall’oratorio, salendo sul Montalbano, all’altezza di un viottolo che conduce oggi a Località Fornacelle, denominato Via Capanne di Roncone, si riconosce il punto di vista dal quale Leonardo può aver ideato il disegno. Proprio lì, tra gli ulivi, girando lo sguardo verso Vinci, che si staglia in lontananza con la torre del suo castello, due colline digradano a formare quinte che incorniciano un ampio panorama, chiuso dalle stesse alture che l’artista ha tracciato con un inchiostro sempre più chiaro, fino a farle scomparire nella nebbia.

Il borgo fortificato che compare sulla sinistra del disegno sarebbe Larciano, che si affaccia sulle pendici del Montalbano al limite di un precipizio. Sul posto, manca la vista della cascata che Leonardo colloca sulla destra, ma potrebbe trattarsi del torrente Le Rave, che scorre proprio nei dintorni e precipita in un dislivello simile a quello evocato da Leonardo.

Testo tratto da: Costantino D’Orazio, Leonardo svelato, 2019, Sperling&Kupfer, Milano